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venerdì, 20 novembre 2009

FUORI

 






 

 

 












Volermi fuori

sgusciata dal mio centro

Catapultata

Moltiplicata

Dispersa



L’aria
 
mi

 

contiene

 

postato da: SENZABUSSARE alle ore 01:51 | link | commenti (3)
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martedì, 17 novembre 2009

 

FSSSSSSSS

 

 



capelli capelii

 

 

 

Non so chi sibila. Forse le forbici. Forse i tuoi occhi che affilano prospettive sghembe
Come fai a tagliare, a tagliare bene, se mi guardi. Vorrei dirti: Attento! Ma non posso. Il tuo sguardo ipnotico mi rende muta. Anche io ti guardo. Mi piace farlo, immersa nello specchio. Nell’irrealtà riflessa di un’illusione: via i capelli, via il cappio. E ci credo, fin dentro il tuo sorriso. Fino alla parola sospesa sulle tue labbra.
E intanto la mia pioggia copre il tuo marmo.
Ssss o f f i c i. Ssss i l e n z i o s e    cioccccccche.  Come fiori recisi cui nessuno vorrà più bene.
Finalmente.






postato da: SENZABUSSARE alle ore 23:00 | link | commenti (5)
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lunedì, 09 novembre 2009

 

METAMORFOSI

 

 






A volte può accadere che mentre lei ribalta i suoi orizzonti, lui stia pensando: "Sarà del peso giusto il fresco di lana?"





postato da: SENZABUSSARE alle ore 12:21 | link | commenti (10)
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venerdì, 06 novembre 2009

 

E  NON  SOLO  IO

 


 

Lanciare l’auto tra gli alberi d’un rettifilo, come se servisse a sciogliere i pensieri. E scalare di marcia, in un lasso di tempo azzardato,quel tanto che basta ad assecondare la curva seminascosta dai rami dell’ eucalipto. Una chioma china, come un arco, clemente col cuore e perfida con gli occhi, cui preclude la vista. Ma solo se non sanno. Chè, in caso contrario, fanno sì che il braccio anticipi d’un attimo e fletta la traiettoria, come fosse intento a lavorare un filo duttile.
Non è più strada. E’ rame. Un gesto appena e le ruote sono già indirizzate a destra, nell’abbraccio semicircolare col gomito d’asfalto.
Decelerazione obbligata, anche della mente, che si lascia sfiorare dal rimbalzo del sole sul prato, che ora costeggia la via.
Una seduzione fugace. E di nuovo il piede affonda. E di nuovo il pensiero si stende lungo il segmento del manto stradale, alla ricerca d’una ragione, come se srotolasse una spiegazione sensata.
Correre per capire, sperando che il prima possa avere la meglio sul dopo, nell’illusione che l’effetto sia governabile dalla causa.
Comportamenti caotici alla ricerca d’un ordine.
E poi frenare di colpo, a due millimetri da un furgone sul cui retro si legge: assistenza respiratoria domiciliare.
Allora vengono in mente, sì, cose più oscure. Frammenti che il tempo seppellisce male e non per sempre.
Sento: il rumore d’aria e d’acqua del respiro di mio padre.
Sfioro: la sua gabbia toracica che si espande e si contrae come un mantice che tenta d’ attizzare un fuoco impotente.
Vedo: i suoi occhi cercare tutt’intorno, per snidare l’ossigeno dagli angoli più bizzarri della stanza, in un volo da pipistrello impazzito. Non c’è occhio più disperato di chi ha fame d’aria.
Di colpo tace la dispnea del mio cervello.Ogni altro pensiero è muto, sospeso. Reso ridicolo.
Solo fino a domani, però. Io lo so. E non solo io.



postato da: SENZABUSSARE alle ore 16:36 | link | commenti (8)
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sabato, 31 ottobre 2009

INDICAR   SALUMI 

E

VENDER  ABITI




L’atmosfera natalizia è già in agguato. Precoce, ogni anno di più. Di questo passo, se riescono a tenere l’incremento temporale, tra dieci anni i negozi saranno scintillanti da ferragosto in poi. E poiché in queste faccende l’onda del contagio è inarrestabile, anche le case si ammanterebbero anzitempo dello splendore della natività.
Già mi sembra di vederli gli estimatori dell’estate, con la bava alla bocca perchè finalmente potranno fare l’albero con le ascelle sudate e il presepe con un’ambientazione marina. Il bue e l’asino dentro una capanna di Mondello formato bonsai  e un grazioso numero di pecorelle sulla spiaggia, ricostruita fedelmente con una bella secchiellata di sabbia, che dalle nostre parti è decisamente più reperibile del muschio.
Beh, almeno il Natale sarebbe nostrano e di certo meno inquietante dei boxer con zucca gialla stampata in posizione strategica, che un manichino, dall’aria malinconicamente arresa, indossava ieri pomeriggio al di là d’una vetrina di orrori horror. Reinterpretazioni feticiste d’una festa che non ci appartiene affatto.
Ho guardato, anche io con aria tristarresa credo, immaginando che effetto avrebbe sortito accendere davvero la candela disegnata nella bocca di quella zucca e pensando che in fondo per chi compra quei boxer e ha il coraggio d’indossarli quello era il minimo che si potesse fare.
No, non ci sono più le mutande di una volta e neanche le salumerie. Poco più avanti, infatti, ai lati dell’insegna MG Market, lasciata nonostante tutto come un trofeo depistante, pendevano due lanterne rosse che stavano ad indicare che il signor Emmegi, fornitore indigeno di prosciutti e salumi,  è stato costretto, causa recessione, a chiudere ed affittar bottega ad un gruppo di cinesi, venditori di cineserie europee( jeans, magliette, maglioni, zainetti ,scarpe da tennis..) realizzate tutte con lo stesso materiale: cartone di spessore medio. Almeno così mi è parso.
Eh sì, anche la globalizzazione non è più quella di alcuni anni fa. Oggi è molto più globalizzata e globalizzante.
Ne sanno qualcosa gli attributi del signor Emmegi.





postato da: SENZABUSSARE alle ore 10:03 | link | commenti (6)
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domenica, 25 ottobre 2009

 

BIBLIOTECHE 

DA

MARCIAPIEDE



La spazzatura è di nuovo la voce della città. Cumuli fetidi in espansione sovrapposta, instabili piramidi del vuoto a perdere.
La plastica non trattiene tutto Qua e là la mole reietta fa capolino : pannolini, bucce, ombrelli mutilati, residui rappresi in contenitori acefali di plastica, scarpe demodè, carte di parole stantie...
E’ curioso come le cose rifiutate somiglino a quelle trattenute, come i residui della vita facciano il paio con le grigie eccedenze che ne colmano i giorni .
E passando per strada non sempre i passi scelgono traiettorie tangenti. A volte fanno lo slalom nel fetore, corteggiano l’immondo, lo spiano, lo interrogano.
Chi sarà quel tale che ha usato il collutorio all’arancia? Non sarà troppo blanda l’arancia con la placca? E perché quel pupazzo ha meritato una fine indegna? Perché quello,tutto sommato ancora in buono stato, e non gli altri, con cui condivideva lo scaffale? Ci saranno pur stati altri pupazzi? O era solo anche nella vita di ordinario splendore? E allora cerchi d’ immaginare il bambino razzista che ne ha fatto un rituffo. E lo vedi nella penombra, disaffezionato al suo giocattolo, immerso in un nuovo sogno. Proprio come il mio dirimpettaio che è scappato di casa con un’altra donna. Più giovane, più carina forse. O forse soltanto più nuova.
Mah sì .Siamo ondivaghi, capricciosi, instabili, volatili. E i nostri cassonetti ci somigliano. E magari attirano coi fermenti del loro lerciume un ronzio d’insetto solo per richiamare le nostre orecchie. Bisbigli di pattume. Mi par di sentirli. E’ come se dicessero: guarda e non arricciare il naso. Qui è solo più visibile. Ed è ragionevolmente vero.
In fondo la merda è un libro. La puoi sfogliare, la puoi leggere, la puoi interpretare. E se il Comune ti dà una mano, la puoi anche collezionare.
 



postato da: SENZABUSSARE alle ore 23:43 | link | commenti (17)
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mercoledì, 14 ottobre 2009

INTRAVISIONI  D'AUTUNNO

 

 

 

 

 

 




Pioveva da parecchi giorni, con rare tregue. Le piaceva quando l’autunno arrivava prima d’arrivare. Schermare gli abbagli non era la sua inclinazione. Ma avrebbe dovuto diventarla. E dall’autunno c’era da imparare . Un giorno o l’altro avrebbe interrogato la densità sbilenca che attutiva il sole o lo sguardo del cielo, uno scrutare d’occhi stanco, di chi non vuol più fare il suo mestiere. Se fosse stata un cielo avrebbe ripudiato l’azzurro. Questo era certo. Meglio le congetture improbabili d’un pensiero svogliato che l’ardore dell’incandescenza. Sarebbe stata un cielo senza storia che non aveva più bisogno degli uomini. E avrebbe respinto da sé un mondo inutilmente affrettato.
Allora sì che non le sarebbe interessato conoscere le radici dell’indifferenza. Si sarebbe nutrita del proprio silenzio, come i palazzi al di là della strada, appesi senza voce alle raffiche d’acqua.
Avrebbe espanso e contratto il torace, affidando solo al diaframma le ragioni del respiro. Sarebbe stata un’energia volatile; un rilascio che a tratti già le rapiva la mente. Un darsi all’aria, come ad un amore che vincola senza passione.
E tutto sarebbe andato disperso. Un palloncino gonfiato ad elio, sempre più piccolo, fino a diventare una smorfia. Una virgola. Un punto. Un’idea.
Del resto tutto finiva nelle idee. Anche quella settimana di pioggia l’avrebbe fatto. Sarebbe finita dentro idee atone, senza cuore, incapaci di inviare impulsi all’inerzia delle cose.
E nello sbadiglio dei risvegli avrebbe rintracciato solo riporti, compilazioni, assemblaggi di cose note.
Automatismi prevedibili e ineluttabili che le avrebbero fatto compagnia. Presenze corpose come persone:
-Buongiorno…buonasera …buonanotte….- Avrebbero parlato . lei e loro. Un mugolare svogliato, un progettare il nulla, con inspiegabili dovizie di particolari.
Una semina di foglie morte.




postato da: SENZABUSSARE alle ore 16:22 | link | commenti (4)
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martedì, 29 settembre 2009

 

A  

R   

I   

A

 









 

 



 



I N T R U S I O N I 

A E  R  E  E
          
           in  quotidiano


           D
i

    S


              O
                             r

                d

i
                                    N
             
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postato da: SENZABUSSARE alle ore 22:18 | link | commenti (5)
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martedì, 22 settembre 2009

RISIBILE

 



Finalmente qualcuno ci ha pensato. A Saluggia, paese del vercellese, il sindaco Marco Pasteris con un'ordinanza ha messo fine alla pratica scialacquatrice di lanciare riso su coppie neocongiunte. In questo momento di crisi economica gli alimenti primari acquistano un valore reale e simbolico che va salvaguardato, a suo dire, anche da sconvenienti comportamenti rituali all'insegna dello sperpero.
Rispetto e risparmio, dunque e divieto assoluto, dall'originario al vialone, passando per il carnaroli.
Allo scopo di promuovere l'iniziativa, sono sorti dei comitati pro-petalo, incentivanti il lancio di petali di rose.
Ma se agli sposi lanciano il riso, ai buoni tirano le pietre, più economiche invero. Così Pasteris ed i suoi si trovano già a dover contrastare un fronte della disobbedienza.
Frange estremiste di florisostenitori, teste calde dal pugno alzato. Stracolmo di riso. Anarcoidi irriducibili, disposti perfino a fondare un comitato in difesa del divieto del divieto, convinti che lo sparpagliamento delle rose sia  uno spreco altrettanto irrispettoso.
Così, mentre a Saluggia impazza la polemica, ancora una volta  il mondo  è teatro di conflitti ideologici con conseguenti drammatiche spaccature. Ieri Cerchi e Donati, oggi Risofili e Petalofili.
La storia ha riproposto il suo corso e Vico da lassù ha riso ma non lo ha lanciato.
Potrà essere ricomposto il divario? Certamente sì. Pare anzi che se ne occuperà il Ministro delle Pari Opportunità in persona, on. Mara Carfagna, fin da giovanissima capace di mettere a nudo questioni di primo piano.
D'altra parte come non credere che possa esistere una terza via, una svolta no global capace di conciliare rispetto cerealicolo, economia e  logiche petalosostenibili?
Non sarà facile ma nessuna battaglia sociale lo è.
Ad una non adetta ai lavori, così su due piedi, viene in mente soltanto un comitato pro-uova marce. Nessuno spreco. Nessuna protesta.
Sposi a parte.



 

postato da: SENZABUSSARE alle ore 17:49 | link | commenti (5)
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giovedì, 17 settembre 2009

E  NULLA 

SOTTO  IL  TAPPETO

chiave

Avevo due porte d’ingresso e due chiavi. Una per porta. Entrambe contrassegnate da un gommino nero. Continuando ad avere due porte d’ingresso e dovendo fare una copia per ciascuna delle due chiavi, penso:- le contrassegnerò con l’azzurro.Ci sono spesso i gommini azzurri nella chiavi e l’azzurro è un  bel colore. Porta bene. E poi metterò, per ciascun mazzo,entrambi i colori, in modo da distinguere le due toppe-

Vado. Duplico. Torno.

Ora ho due mazzi e due coppie di chiavi :azzurra/nera-azzurra/nera.

Inserisco la  chiave azzurra, del primo portachiavi (quello originale  che  era costituito dalla coppia nera/nera) nella prima toppa (quella della porta che uso più spesso) e penso:- speriamo che apra. Sarebbe un segno Un buon segno-

Non apre. Delusa provo l’altra. Quella nera. Sempre del primo portachiavi. Sempre in quella  toppa. E penso: -speriamo  non apra. Vorrebbe dire che l’omino duplicante ha sbagliato e dunque sarebbe un segno; il segno che quello di prima potrebbe essere  un  buon segno.

Non apre. Soddisfatta, riporto le chiavi  all’omino, che  torna a levigarle  sotto la lima rotante e poi sentenzia: “Provi ora. Andranno bene.”

Torno. Provo. Comincio dalla nera , stavolta, e sempre dalla prima toppa ( quella della porta che uso più spesso). Inserisco e penso: -speriamo non apra. Vorrebbe dire che apre l’azzurra e quindi sarebbe  il segno che quello di prima era un  buon segno-

Non apre. Contenta mi accingo ad infilare l’azzurra. Ormai è fatta .Certamente aprirà. E avrò la conferma che il segno sia un buon segno

Infilo. Non apre. Sbigottita, levo la chiave dalla toppa. E comincio a fare una serie di supposizioni. Ragionamenti – sragionamenti. Arrovellamenti  incompleti attorno al rebus, perché prima che possa venirne a capo, mi confondo e ricomincio.

Congetturando  mi sovviene Delitto Perfetto, uno dei miei film preferiti. Anche lì  ci sono due  mazzi di chiavi. E uno scambio fra i due. E anche un tappeto che ne nasconde uno. E un delitto. Ma no. Ma no. La mia  faccenda, per fortuna, è più semplice. Ci sono  solo e soltanto due coppie di chiavi, azzurra/nera-azzurra/nera. Nessun delitto. E nulla sotto il tappeto.

Riconduco la mente sui binari  d’un delirio più produttivo. Riprovo. E mentre la mano introduce, l’occhio cade. Sull’insegna del campanello della porta con la quale armeggio. Cade e legge un cognome che non m’appartiene. Ecco perché non apre. E questo vuol dire , con un’approssimazione del 99,9 periodico, che la chiave azzurra aprirà la mia toppa.

Basta provare. Mi sposto. La inserisco nella serratura, accertandomi che sia davvero la mia. APRE.

E questo vuol dire che avevo solo sbagliato porta. Che non è la chiave nera che apre. Che  la chiave che apre è l’azzurra. Ovvero che il segno era un  buon segno .

Contenta  che l’angosciosa ricerca abbia avuto un lieto fine, estraggo la chiave, la quale, per motivi imponderabili, s’innamora d’una  traiettoria bislacca e invece d’infilarsi in borsa cade a terra. E perde il gommino azzurro.

E ora?  Posso ancora considerarla una chiave azzurra, foriera di novità positive? Ma che chiave azzurra è una chiave che non ha nessuna parte azzurra? E se le complicazioni fossero state a loro volta un segno? Il segno che  quel segno non fosse un bel segno? Meglio essere prudenti.

Così adesso ho due porte e un portachiavi (quello di sempre)con  due chiavi. Una per porta. Entrambe di nuovo contrassegnate con un gommino nero. Dunque una coppia nera/nera. E un secondo mazzo costituito dalla coppia azzurra-ex azzurra.

La mattina seguente lascio a casa il mazzo con coppia nera/nera e porto con me per errore la coppia azzurra/ex azzurra.

Infilo la chiave nella solita toppa(quella che in genere apro più spesso). Istintivamente introduco l’azzurra e non l’ex azzurra. E APRE!  Allora l’omino ha sbagliato. Ha fatto una coppia, per copia, di chiavi uguali. Ma quello che più importa è che adesso ho una chiave azzurra davvero, sì.. insomma.. azzurra azzurra, azzurra non caduta.  Un azzurro regolare che apre. E questo sì che è un segno: un inequivocabile buon segno. Mi accadrà qualcosa di fantastico.

Sì, però. Non sono così convinta. E’ come se mi fosse implosa qualcosa dentro. Beh.. sembra incredibile. Ma ..ma è come se non me ne importasse più un fico secco. Chiave azzurra, chiave nera, chiave azzurra a metà, anzi azzurra per niente. Ma chi se ne frega!

IO NON CREDO PIU’ AI SEGNI.  ECCO.

E questo è un segno.

 

delitto perfetto  

 

 097

postato da: SENZABUSSARE alle ore 15:27 | link | commenti (8)
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